XX Corso Prometheus: un insieme di emozioni incredibile!

di Gianroberto Marelli
XX Corso Prometheus.

Giugno 2025 non è stato semplicemente un mese intenso: è stato un punto di svolta. Un tempo concentrato, denso di significato, in cui esperienze, persone ed emozioni si sono stratificate lasciando un segno profondo. Ho avuto l’onore di partecipare al XX corso Prometheus della Riserva Selezionata della Marina Militare, svolto presso l’Accademia Navale di Livorno, un luogo in cui la storia non è solo custodita, ma vissuta ogni giorno.

Non è stata una parentesi nella mia vita professionale, né una semplice esperienza formativa. È stato un percorso che ha messo al centro il senso del servizio, della responsabilità e dell’onore, declinati non come concetti astratti ma come scelte quotidiane, fatica condivisa e consapevolezza individuale. Un’esperienza vissuta insieme ad altri professionisti che, come me, hanno scelto di mettersi in gioco.


L’Accademia Navale: il peso della storia e la forza dell’esempio

Entrare all’Accademia Navale di Livorno significa entrare in uno spazio in cui il tempo assume una dimensione diversa. I cortili, i corridoi, gli spazi comuni raccontano una storia che precede chiunque vi metta piede, ma che continua grazie a chi quella storia la rispetta e la rinnova.

I docenti, tutti ufficiali dell’Accademia Navale, incarnavano questo equilibrio tra tradizione e presente. Il loro insegnamento non si limitava alla trasmissione di nozioni o procedure: era fatto di postura, rigore, attenzione al dettaglio, silenzi carichi di significato. Ogni lezione era anche una lezione di comportamento. Ogni richiamo all’ordine, una riaffermazione del senso del dovere.

In quel contesto ho compreso quanto l’autorità vera non derivi dal grado, ma dalla coerenza tra ciò che si è, ciò che si dice e ciò che si fa.


32 professionisti, un’unica identità

Il XX corso Prometheus era composto da 32 professionisti di alto profilo, provenienti da ambiti, percorsi ed esperienze differenti. Diversità che non ha mai rappresentato una distanza, ma una ricchezza. In pochi giorni siamo diventati un gruppo coeso, capace di sostenersi, confrontarsi e crescere insieme.

Tra loro, Vincenzo Maria Di Nicola, mio compagno di stanza, è stato per tutto il corso una presenza costante di dialogo e riflessione. La nostra camera aveva un fuso orario indefinito: c’erano giorni che io finivo di lavorare al video del corso alle 3 di notte e lui si svegliava per il suo lavoro. Vincenzo si è formato nella Silicon Valley e in dote si deve essere portato il Jet Lag. 😀 Le conversazioni con lui sono sempre state motivo di grande confronto e riflessione anche nelle giornate più intense.

XX Corso Prometheus: con Vincenzo la mattina prima del Giuramento

Luca Del Monte, il più anziano del corso e Capo Corso, ha rappresentato un punto di equilibrio e di riferimento: una leadership misurata, autorevole e fondata sull’esperienza Executive di un bravo professionista e una straordinaria persona.

XX Corso Prometheus: con Luca nelle prove di Giuramento

Un momento molto forte l’ho vissuto con Paolo Gianrossi appena terminato il giuramento: eravamo in prima fila fianco a fianco, appena liberi, ci siamo guardati ed è stato spontaneo abbracciarsi in un misto tra felicità e orgoglio per essere riusciti a raggiungere il nostro piccolo grande obiettivo che avevamo in comune. Paolo è un’altra delle persone straordinarie con cui ho condiviso questa esperienza

XX corso Prometheus
XX corso Prometheus: con Paolo su Nave Caio Dulilio

In quel contesto ho toccato con mano una verità semplice ma potente: un ufficiale è ufficiale per sempre.


XX Corso Prometheus: identità, visione e responsabilità

La scelta del nome Prometheus non è stata casuale. Prometeo è colui che dona il fuoco all’umanità, assumendosi il peso della responsabilità, della conoscenza e del sacrificio. Un simbolo forte, che riflette lo spirito del corso: professionisti chiamati a mettere competenze, esperienza e consapevolezza al servizio di qualcosa che va oltre l’individuo.

Il motto “Duc in Altum” – prendi il largo – è diventato una bussola morale. Un invito ad andare oltre ciò che è comodo o conosciuto, ad assumersi il rischio della responsabilità, ad affrontare il mare aperto delle scelte difficili. È un’esortazione che parla all’Ufficiale marinaio, ma soprattutto all’uomo.

A completare questa identità comune è nato il simbolo del corso, frutto di un lavoro sentito e condiviso da tutti, al quale hanno contribuito graficamente Elisa Rossano, Pietro Bernardo e Luca Mauro. Non un semplice emblema, ma una sintesi visiva dei valori del XX Prometheus: tradizione, slancio verso il futuro, coesione e professionalità. Vederlo prendere forma ha rafforzato il senso di appartenenza e la consapevolezza di essere parte di qualcosa che resterà. Ognuno di noi in questa esperienza ha ricevuto in cambio 31 Frà di corso.


La disciplina quotidiana: corpo, mente, carattere

Le giornate iniziavano presto. I primi giorni mi sono trovato con Mirko, alle 5:30 del mattino, per raggiungere la pista di atletica. Il silenzio dell’alba, la luce che cambiava lentamente, il rumore dei passi sul terreno: era lì che iniziava la giornata, prima ancora delle lezioni. Un appuntamento con noi stessi.

Tra le prove, il tuffo da 5 metri con salvamento del manichino è stato uno dei momenti più significativi considerata una prova di ardimento. Non solo una sfida fisica, ma una prova di lucidità e controllo. Entrare in acqua sapendo di dover portare a termine l’esercizio senza esitazioni richiede fiducia, preparazione e concentrazione.

Al Poligono di Tiro, invece, la lezione era diversa ma complementare: precisione, autocontrollo, responsabilità. Ogni gesto aveva un peso. Con l’Istruttore Sottoufficiale del Battaglione San Marco con grande esperienza operativa alle spalle nulla era lasciato al caso.

In quelle prove ho compreso che la disciplina non è rigidità, ma libertà consapevole.


Il mare, la vela e l’incontro con Nave Vespucci

Tra i momenti più suggestivi, l’uscita in barca a vela ha avuto un valore particolare. Dopo le lezioni di teoria, il mare, osservato da vicino e vissuto in prima persona, insegna più di molte parole. Richiede ascolto, coordinazione, rispetto. È un maestro severo, ma giusto: in barca a vela c’è un momento in cui tutto va fatto ne prima e ne dopo.

Durante quella uscita, l’incontro con Nave Vespucci in uscita dal porto di Livorno è stato un istante di grande emozione. Vederla passare, maestosa e silenziosa, è stato come incrociare lo sguardo della storia e delle tradizioni della Marina Militare. Un momento che ha reso tangibile il senso di appartenenza a una tradizione più grande di noi.


Il giuramento e l’emozione della sciarpa azzurra

Il giorno del giuramento ha rappresentato il punto culminante dell’esperienza. Indossare la sciarpa azzurra non è stato un gesto formale, ma un atto carico di significato. La sciarpa azzurra che contraddistingue tutti gli Ufficiali Italiani. Quella sciarpa è simbolo di continuità, di impegno verso la Patria, di responsabilità individuale che non conosce pause.

Dalla spalla destra al fianco sinistro a coprire il punto dove dalla Gue si aggancia la sciabola, davanti ai nostri cari, al Capo di Stato Maggiore della Marina Amm. Berutti Bergotto, allAmmiraglio Comandante del’Accademia Amm. Di Rienzo, ai docenti, agli ufficiali e ai compagni del XX Prometheus, giurando davanti al direttore ai Corsi Capitano di Vascello Trivisonne, è stato un momento di silenziosa intensità. Un brivido che non ha bisogno di parole.

XX corso Prometheus il giorno del giuramento.
Il giorno del giuramento

Quel giorno la mia famiglia era presente quasi al completo. Mancavano però mia mamma, mia sorella e mio papà, che aveva servito in Marina per tre anni a partire dal 1956. Il pensiero di lui, di ciò che avrebbe provato nel vedermi lì, ha reso quel momento ancora più profondo. Un filo invisibile che lega generazioni diverse attraverso gli stessi valori.
Qualche giorno dopo, rientrato a casa, ho accompagnato la mia piccola Minerva Maria di 4 anni alla Scuola Materna. Mi ha fermato la Maestra stringendomi la mano e dicendomi: è lei l’Ufficiale di Marina… sua figlia è molto orgogliosa del suo papà e in questi giorni ne parla spesso!


Ciò che resta

Terminato il corso, ciò che resta non è solo il ricordo delle prove o delle giornate intense. Resta una consapevolezza nuova. Resta il senso di appartenenza. Resta la certezza che l’onore non è una parola da pronunciare, ma una pratica quotidiana da coltivare.

Il XX corso Prometheus non è stato una parentesi, ma un punto fermo. Un richiamo costante a vivere con disciplina, responsabilità e coerenza. Un invito, ogni giorno rinnovato, a duc in altum: prendere il largo, anche quando è più difficile, anche quando richiede coraggio.

Perché è lì, nel mare aperto delle scelte consapevoli, che il servire trova il suo significato più autentico.

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